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Parrocchiale di San Martino
Parrocchiale di San Martino
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Descrizione
Il primo documento che ne fa cenno risale al 1011: è un atto in cui il Vescovo di Torino, Landolfo, conferma al Monastero di San Solutore la donazione della Chiesa di San Martino con tutti i suoi fondi.
Nel corso dei secoli, la Parrocchiale ha subito molte trasformazioni: a partire dal 1781, furono realizzate le opere che hanno portato la chiesa alle dimensioni attuali. In quel periodo vennero costruiti anche il piazzale antistante e lo scalone. La chiesa, a tre navate, è la più grande delle Valli di Lanzo. Recentemente oggetto di imponenti restauri, che hanno interessato sia l'interno che l'esterno, con i suoi affreschi e dipinti, il suo organo, gli arredi barocchi e la peculiarità di alcuni degli altari laterali, è un vero e proprio scrigno d'arte, oltre che di ricordi che hanno segnato in maniera significativa la storia di Viù. Accanto alla Parrocchiale, sul lato cimitero, la Cappella della Confraternita del Santissimo Nome di Gesù, con la sua volta unghiata, riccamente decorata, il bell'altare neoclassico, sorretto da colonne binate, in cui il blu e l'oro ottengono un gradevole effetto cromatico.
La chiesa, a tre navate, è la più grande delle Valli di Lanzo. All’interno si segnalano: a destra, il Crocifisso di Stefano Maria Clemente (Torino, 1719-1794) giunto dall’Eremo di Pecetto con le soppressioni napoleoniche e l’altare della Madonna del Rosario con la pala dipinta nel 1869 da Giovanni Battista Fino (Torino, 1820-1898), originario di Viù; a sinistra, la pala seicentesca della Madonna del Suffragio, con i Santi Martino e Biagio.
Presso l’altare maggiore, sia la pala della Madonna col Bambino e i Santi Martino e Biagio, sia i dipinti murali furono realizzati nella seconda parte dell’Ottocento da Carlo Thermignon (Torino, 1857-1938).
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